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	<title>Colonnarotta.it - Blog - Eroe a tempo perso</title>
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	<description>Fatti strani di un uomo strano contornati da pensieri strani</description>
	<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 08:58:37 +0000</pubDate>
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		<title>Politeismi mattutini</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 08:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza-senso]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno sparo, violento, assordante. Una botta secca, poi un&#8217;altra, e ancora. Uno stormo di uccelli, assopiti sui rami di un&#8217;albero, spicca il volo verso il panico; confuse geometrie si compongono nel cielo azzurro di una mattina qualunque di settembre. Sono le 7.30. Fuori dalle mura del mio asilo politico c&#8217;è una guerriglia urbana. spero sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno sparo, violento, assordante. Una botta secca, poi un&#8217;altra, e ancora. Uno stormo di uccelli, assopiti sui rami di un&#8217;albero, spicca il volo verso il panico; confuse geometrie si compongono nel cielo azzurro di una mattina qualunque di settembre. Sono le 7.30. Fuori dalle mura del mio asilo politico c&#8217;è una guerriglia urbana. spero sia solo iniziata la stagione della caccia, ma so che non è così. Altri spari, altri boati. La pigrizia mi culla, i leggeri residui d&#8217;alcol si muovono nelle mie vene come gocce di sonnifero pronte a fare effetto. Mi rigiro, chiudo gli occhi, mi lascio trasportare dalla fresca brezza; altri scoppi, mi faccio coraggio, mi alzo. La guerriglia non consente riposi. Cerco di riprendere il controllo di me con un caffè, provo a riacquistare le forze con uno strano muesli di cereali, cioccolata e fragola essiccata, bagnato con una bevanda a base di soia.<br />
Seduto sulla finestra cerco di capire cos&#8217;è rimasto di questo mondo.<br />
E&#8217; lì che mi rendo conto delle frottole raccontate da millenni. Nessuna religione monoteista domina il nostro pianeta. Vogliamo convincercene, ma è solo un rimedio contro il caos quotidiano. Siamo politeisti, abbiamo avuto sempre bisogno di adorare divinità diverse. Una non ci basta, non riempie il nostro assetato spirito. Altro botto, altra acuta ferita per i miei dormienti timpani.<br />
Un solo dio, ci ripetono da quando comprendono che siamo in grado di comprenderli. Poi ti volti e le vedi tutte le divinità. Idolatria diffusa, un nuovo pantheon di divinità disparate, alle quali deve essere concesso uno sforzo mnemonico di notevole rilevanza: dalle innumerovoli madonne, passando per san (Padre) Pio, san Francesco, san Gennaro, san Corbiniano o san Mansueto di Toul, tutti i santi. Amen. Altri botti. Siamo politeisti. E io sono stanco, ma sveglio ormai.<br />
Stamane ne ho avuto l&#8217;atroce conferma. Non ho idea di che santo si festeggi l&#8217;8 settembre. O quale &#8220;divinità&#8221; si preannunci. Sta di fatto che qualcuno ha pensato bene che oggi, alle 7.30, era giunta l&#8217;ora di annunciare al mondo la sua venuta con bombe pirotecniche. Fottendosene altamente di chi, nè falso monoteista, nè riscoperto politeista, voleva solo dormire.<br />
Lo so, il vero problema è che invece del latte stavo bevendo soia.</p>
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		<title>Il primo socio onorario</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 21:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza-senso]]></category>

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		<description><![CDATA[« La mia vita è stata un lungo ‘toccarsi&#8217;, abitarsi… Sembra tutto un caso! E poi scopri che… Ho sessantacinque anni e spesso mi domando chi sono io. L&#8217;unica risposta che mi do è: ‘Io sono le persone che ho incontrato&#8217;. Sembra tutto un caso, ma poi scopri che nulla è a caso »
(Alex Zanotelli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>« La mia vita è stata un lungo ‘toccarsi&#8217;, abitarsi… Sembra tutto un caso! E poi scopri che… Ho sessantacinque anni e spesso mi domando chi sono io. L&#8217;unica risposta che mi do è: ‘Io sono le persone che ho incontrato&#8217;. Sembra tutto un caso, ma poi scopri che nulla è a caso »</em><br />
(<strong>Alex Zanotelli</strong>, dal libro “Korogocho” (2003)</p>
<p>In quel mare di gente che il 21 marzo ha invaso Napoli c&#8217;era anche lui, Padre Alex. Un piacere rincontralo dopo qualche anno. Non poteva mancare all&#8217;appello: tessera n.187 - socio onorario di Colonnarotta.</p>
<p>un onore averlo tra noi.. e presto speriamo di avere i suoi contributi a sostegno della nostra opera&#8230;</p>
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		<title>Onesta rarità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 09:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[«Ve lo assicuro. Dovete credermi: sono dei lavoratori, ma sono onesti».
(Napoli, in un piccolo negozio del centro una signora parlando della famiglia del marito)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«Ve lo assicuro. Dovete credermi: sono dei lavoratori, ma sono onesti».<em><br />
(Napoli, in un piccolo negozio del centro una signora parlando della famiglia del marito)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Africanizzando</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 20:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[«… Viaggio da diciassette giorni e non sono neanche a metà del percorso. La frenesia di arrivare in tempo, entro il quarantesimo giorno, ogni tanto ancora mi assale. Però ci penso sempre meno. Mi sto africanizzando. Ormai lascio che gli eventi decidano per me: perdo mezz’ora a fissare i capricci disegnati dalla polverina nera sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«… Viaggio da diciassette giorni e non sono neanche a metà del percorso. La frenesia di arrivare in tempo, entro il quarantesimo giorno, ogni tanto ancora mi assale. Però ci penso sempre meno. Mi sto africanizzando. Ormai lascio che gli eventi decidano per me: perdo mezz’ora a fissare i capricci disegnati dalla polverina nera sul fondo della mia tazza di Nescafé, assaporo i ritardi nelle partenze, mi lascio trasportare indolente dagli autobus e dai taxi mentre penso solo a guardarmi intorno e comincio a credere all’esistenza del destino. Città del Capo è immobile e saldamente ancorata alle proprie fondamenta: prima o poi la vedrò»</p>
<p>(Sergio Ramazzotti, <em>Verso il Capo - 13.000 km attraverso l&#8217;Africa,</em> Feltrinelli)</p>
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		<title>Inutilità</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 20:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ho dimenticato di scrivere la lettera a Babbo Natale, avevo un po&#8217; di cose da chiedere..
Ormai mi sa che è tardi, dicono sia già passato.
Ormai sarebbe inutile quanto questo post.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dimenticato di scrivere la lettera a Babbo Natale, avevo un po&#8217; di cose da chiedere..</p>
<p>Ormai mi sa che è tardi, dicono sia già passato.</p>
<p>Ormai sarebbe inutile quanto questo post.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sabato pomeriggio</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 20:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Fu decisamente inevitabile che sul viso si stampasse un sorrisino – sarcastico o di ignara ammirazione – quando una bizzarra vecchia si avvicinò al tavolo e, con voce sicura, sussurrò: «Verrà a piovere».
Eppure, il cielo era sereno con il caldo insopportabile dei giorni estivi a offuscarti la mente. Piovere? E da dove sarebbe dovuta cadere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fu decisamente inevitabile che sul viso si stampasse un sorrisino – sarcastico o di ignara ammirazione – quando una bizzarra vecchia si avvicinò al tavolo e, con voce sicura, sussurrò: «Verrà a piovere».<br />
Eppure, il cielo era sereno con il caldo insopportabile dei giorni estivi a offuscarti la mente. Piovere? E da dove sarebbe dovuta cadere quest’acqua, se di nuvole si era orfani?<br />
Lei non volle sentir ragioni e ribadì la sua certezza. Tant’è che l’avvalorò con un laconico «anche il meteo l’aveva detto stamattina».</p>
<p>Avrà avuto più di settant’anni – i capelli bianchi raccolti a malomodo – e non sembrava soffrire il caldo con quella giacca che copriva il corpo minuto e curvo. Ai piedi, rigorosamente riparati da fitte calze di cotone, delle pantofole rosa-sporco del vissuto. Ma non fu sempre così trascurata. Quasi a volersi scusare di quell’aspetto che quel pomeriggio di un sabato di luglio ci mostrava, dalla tasca interna della giacca blu tirò immediatamente fuori una foto in bianco e nero.<br />
«Vedi come ero bella. Vedi che bella signorina ero», ripetè mostrando quella foto ingiallita e usurata dal tempo, come lei. La tenne stretta in mano, quasi per una maniacale gelosia, preoccupata che altre mani potessero sciupare quella beltà.<br />
La ripose velocemente così come l’aveva tirata fuori. Subito, però, ne spuntò un’altra: il padre, altro bell’uomo – disse. Che a 23 anni era fra i soldati arruolati per il primo conflitto mondiale. «E mia mamma, poi… lei si che era davvero bella», raccontò stavolta senza l’ausilio del supporto fotografico, quasi quell’immagine dovesse restare solo sua.<br />
A noi, d’altronde, bastava sapere che era bella; che tutte le persone che la circondavano erano belle. E ricche.<br />
No, no.. Non era così come la si vedeva quel giorno. La nostra vecchina nata al Vomero, a Napoli, era una donna vissuta fra le ricchezze di imprenditor e poeti.<br />
Io la fissai a lungo, ascoltavo le sue parole. Quei racconti senza filo logico - per me assai reali – che snocciolavano numeri, indirizzi, città ormai lasciate, e gli aneddoti assurdi, e i nomi, tanti nomi. Improvvisamente sembrava di ritrovarsi – come un minuscolo omino poco più alto di una lettera stampata – sul tappeto di pagine di Marquez e dei suoi cent’anni di solitudine.<br />
Tirò avanti il suo racconto, sempre più ricco, sempre più vero e anche quello bello da guardare. A tratti, però, sembrava che la ragione prendesse il sopravvento. Cessò di botto con le sue storie e quasi ci ammonì: «Verrà a piovere. L’ha detto anche il meteo». Basta con questa pioggia, mi ripetevo: io rapito da quell’anziana donna avvolta da una strana luce colorata che si sprigionava dal minuto corpo vestito di tristezza.<br />
Al tavolo del bar da una mano amica furono poggiati tre caffè e un tanto amato succo d’arancia rossa.<br />
Ma il caffè può attendere perché non smisero per un istante di venir fuori dalla bocca di quella donna altre storie senza senso, altre parole piene di senso.<br />
Come uno sciocco, arrestai quell’onda.<br />
- «Signora, vuole un caffè?», chiesi.<br />
- «No, grazie davvero per la vostra squisitezza e generosità. Ma io devo andare. Fra poco verrà a piovere. Io quando vedo le nuvole ho sempre paura che venga a piovere».<br />
Io non vedevo nessuna nuvola.<br />
Si allontanò da noi in maniera così graziosa che tornò quel sorrisino ad aprirmi le labbra.<br />
Passarono pochi istanti, necessari a chiudere la mia sigaretta, che la prima goccia arrivò a bagnare il tavolo. Mi girai di scatto. La nonnina, però, era scomparsa.<br />
Pochi minuti e un vero e proprio acquazzone squarciò quella calura. Noi, al riparo grazie all’ospitalità della gente del bistrot, fissavamo increduli l’onda di maltempo che avvolgeva la città. Cercai con lo sguardo il cameriere, poi chiesi: «Ma tu l’hai vista quella vecchina che si è fermata al nostro tavolo?».<br />
Non so perché, ma credo ancora che non fosse mai davvero esistita.</p>
<p><em>(da un racconto estivo)</em></p>
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		<title>Corsi e ricorsi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 19:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza-senso]]></category>

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		<description><![CDATA[
(AGI) - Roma, 26 nov. - E&#8217; un tesserino di plastica blu, simile in tutto e per tutto ad un normale bancomat, la social card che arrivera&#8217; nelle case di 1.300.000 famiglie a dicembre prossimo.
La carta vale 40 euro mensili e potra&#8217; essere utilizzata per effettuare acquisti in tutti i negozi alimentari abilitati.
In piu&#8217; dara&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://eroeatempoperso.blog.colonnarotta.it/wp-content/uploads/2008/11/3.jpg"><img class="size-medium wp-image-13 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="PRESENTAZIONE CARTA ACQUISTI" src="http://eroeatempoperso.blog.colonnarotta.it/wp-content/uploads/2008/11/3-300x196.jpg" alt="" width="270" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: left;">(AGI) - Roma, 26 nov. - E&#8217; un tesserino di plastica blu, simile in tutto e per tutto ad un normale bancomat, la social card che arrivera&#8217; nelle case di 1.300.000 famiglie a dicembre prossimo.<br />
La carta vale 40 euro mensili e potra&#8217; essere utilizzata per effettuare acquisti in tutti i negozi alimentari abilitati.<br />
In piu&#8217; dara&#8217; diritto a sconti del 5% negli esercizi commerciali convenzionati e all&#8217;accesso diretto alle tariffe elettriche agevolate. Chi fara&#8217; domanda della social card entro il 31 dicembre avra&#8217; un credito iniziale di 120 euro per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Dal 2009 la carta sara caricata bimestralmente con 80 euro.<br />
Per richiedere il tesserino elettronico bisogna essere cittadini italiani residenti nel Paese con oltre 65 anni di eta&#8217; (la platea stimata e di circa un milione di persone) o con figli sotto i tre anni (circa 300.000 persone potenzialmente interessate). Piu&#8217; nel dettaglio, potranno accedere ai benefici, gli anziani di eta&#8217; compresa tra i 65 e i 69 anni con redditi fino a 6.000 euro l&#8217;anno; gli ultra-settantenni con redditi o pensioni fino a 8.000 euro l&#8217;anno. I richiedenti dovranno essere proprietari di una sola casa e una sola auto (due per le famiglie con figli piccoli) e titolari di una sola utenza elettrica e di una sola utenza del gas (due per le famiglie). Inoltre non dovranno possedere piu&#8217; di 15.000 euro di risparmi. L&#8217;indicatore Isee della situazione economica complessiva della famiglia non potra&#8217; essere superiore a 6.000 euro</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://eroeatempoperso.blog.colonnarotta.it/wp-content/uploads/2008/11/tessera_del_pane.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-15" style="margin: 3px;" title="tessera_del_pane" src="http://eroeatempoperso.blog.colonnarotta.it/wp-content/uploads/2008/11/tessera_del_pane.jpg" alt="" width="229" height="260" /></a><span class="titoli"><strong>La vita quotidiana nel periodo fascista.</strong> </span><strong></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Tessera (annonaria)  –</strong> Tessera nominale che viene consegnata ad ogni cittadino per ottenere i viveri previsti dal razionamento, con bollini da staccare all’atto della ricezione degli alimenti. Diviene espressione di uso comune per indicare un prodotto scadente o di infima qualità: “L’è pés ch’al pàn d’la tèsèra” (dialettale) = “È peggiore del pane della tessera”. <em>(da Glossario della guerra e della Resistenza – Istituto Storico di Modena)</em></p>
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		<title>Slow</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 21:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[acquisti]]></category>

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		<category><![CDATA[slow]]></category>

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		<description><![CDATA[Di queste cene a casa ce ne sono spesso. Che siano di lavoro (solita scusa..), di saluti, di &#8220;ma che si fa? vabè restiamo a casa&#8221;, riescono a essere sempre distruttive. Non solo per il difficile risveglio l&#8217;indomani, ma soprattuto perchè &#8220;quanti piatti sporchi da lavare&#8221;..
Insomma, mi ero deciso. Oggi attività da massaia. Ma c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di queste cene a casa ce ne sono spesso. Che siano di lavoro (solita scusa..), di saluti, di &#8220;ma che si fa? vabè restiamo a casa&#8221;, riescono a essere sempre distruttive. Non solo per il difficile risveglio l&#8217;indomani, ma soprattuto perchè &#8220;quanti piatti sporchi da lavare&#8221;..</p>
<p>Insomma, mi ero deciso. Oggi attività da massaia. Ma c&#8217;è un problema: è finito il detersivo (problema che a breve non avrò più ve lo giuro, perchè attendo fiducioso da un amico la ricetta per farlo in casa, ecologico ed efficiente).</p>
<p>Nell&#8217;attesa di diventare produttore di detersivo, esco e vado a comprarlo. Entro in una piccola bottega. Mi sembra, a primo impatto, operazione facile, veloce e consueta: così allungo le mani e prendo il primo flacone che mi capita fra le mani. C&#8217;è un&#8217;anziana signora che conosco e che non è d&#8217;accordo. «Lascia stare» mi dice. «Io questo qui non lo uso più. Non lo fanno più bene, non so cos&#8217;è. Ma non pulisce bene».</p>
<p>Vorrei crederla. Ma si innesca un dibattito che mi coglie impreparato. Ci sono altre due signore, poi se ne aggiungerà una terza. «Neanche a me piace. Ho provato pure con la versione concentrata, ma niente». «Io uso questo», «Si ma l&#8217;altro l&#8217;hai provato», ecc.ecc.. Poi torna il passato a prenderci e portarci via.. «Ricordo quando mia nonna lo faceva con limone e aceto era perfetto».. Io le dico che vorrei farlo ma attendo una ricetta di un amico, poi si continua la diatriba su cosa comprare.</p>
<p>Alla fine invece dello &#8220;Svelto&#8221; acquisterò su consiglio a base maggioritaria &#8220;Last&#8221;. Anche il nome mi è piaciuto: ultimo, ricondando la calma invece della velocità..</p>
<p>Ormai di &#8220;svelto&#8221; c&#8217;era davvero poco in quel mio semplice acquisto. Quando esco dal negozio sarà passata quasi un&#8217;ora.</p>
<p>Torno a casa e mi si accusa di aver perso tempo: «Tutto sto tempo per comprare un flacone di detersivo?».</p>
<p>Sono stato a scuola di acquisti slow, consapevoli e frutto di confronto. Difficile trovare di queste atmosfere in un asettico supermercato.</p>
<p>Avrò perso tempo.. ma che ci avrei fatto del tempo &#8220;guadagnato&#8221;? E&#8217; un rincorrersi continuo. Di certo, al di là della validità del detersivo, ci ho ricavato tre nuove amiche. Sagge e simpatiche. Hanno fortemente meritato la dedica di questo mio primo post.</p>
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